Le Interviste di Allinfo.it: Max Arduini (@max_arduini)

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Classe 1972 Max Arduini  (@max_arduini) è cresciuto artisticamente nei circuiti underground della Romagna alla fine degli anni ‘80 nella riviera riminese. Grazie al suo “praticantato da musicista ha fatto suo il talento del cantastorie che porta avanti con la consapevolezza di chi sa che la musica non può essere la palestra d’esercizio esclusiva dei luoghi comuni.Lo abbiamo raggiunto al telefono per fargli alcune domande

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La data del 15 febbraio 2014 ti dice niente?
Il 15 febbraio insieme a THE BANDHITS ovvero Francesco Caprara (Batteria), Valdimiro Buzi (Pianforte e Mandolino), Alessio Iazzetta (Basso elettrico) e Stefano Sinisi (Chitarre) mi esibirò al Teatro Bernini di Ariccia per presentare IN ANTEPRIMA il nuovo album “PATCHWORK” – Quello di Ariccia è un concerto che avevo in mente da un po’ e la sua particolarità sta nel fatto che mi permetterà di abbinare delle strumentazioni che non uso abitualmente. E’, quindi, l’occasione adatta per proporre alcune delle sonorità che saranno contenute nell’album che uscirà nel 2015 e seguirà questo mio ultimo lavoro.

La particolarità di “PATCHWORK”?
Contiene 4 inediti più due rarities e poi il repertorio che ho scelto prendendo a riferimento gli ultimi 5 album.

Leggendo tra le righe delle cose fatte e spostando l’attenzione sulla passione che metti nel fare musica possiamo dire che per Max Arduini la musica è una occasione per non staccare mai gli occhi dalla realtà?
E’ la missione che perseguo da una vita. Molti scrivono musica per sognare mentre a me piace tenere i piedi per terra raccontando la cronaca e le storie del passato. Tra passato e presente il comun denominatore che lega le mie canzoni  è la attualità dei temi trattati.

Quale è la tua analisi del presente ovviamente da artista cantautore (o cantastorie?) che fa musica da un bel po’ di tempo?
Tutto si ripete. Grazie alle esperienze fatte, confidavo in un futuro diverso da quello in cui oggi mi scopro immerso e registro che il passato è più presente che mai. Sarà che non si impara mai dal passato come si dovrebbe e invece di fare errori nuovi capita di ricadere nelle trappole degli errori del passato. Basta vedere quello che sta succedendo con la crisi economica.  La cosa strana, sempre che interpretabile come  tale,  è che quando ho l’ispirazione e cerco di scrivere canzoni su alcuni argomenti chiave per la nostra società le parole escono da sole. Vedo nel mondo che mi circonda tanto malumore, sofferenza che aiuta, sì, la mia creatività ma rende la mia anima tutt’altro che felice.

Percepisco che la tua caratteristica principale è la coerenza. Ha un peso specifico ma soprattutto un prezzo?
La dote che scopro nello scrivere e suonare canzoni è anche la mia maledizione. Ho fatto canzoni anche allegre ma nel mio modo di fare musica tutto ha un peso specifico. Sarà dovuto al fatto che non amo cantare dei soliti luoghi comuni.

Da artista ti ricordi un momento in cui hai intuito bene la strada da seguire tanto da cambiarti ?
Nel corso della mia carriera, tra i tanti, distinguo due momenti che sono stati per me determinanti.
Il primo?

Fino al 1990 ho scritto musica da appassionato di Buscaglione, De Andrè etc poi ad un certo punto incontrai Ivano Fossati. Grazie a lui capii che dovevo cambiare il mio modo di essere cantastorie cominciando di fatto, dal quel momento, la mia ricerca sia musicale che autorale.
Il secondo?
E’ stato stato negli ultimi 5 anni. Devo molto artisticamente all’incontro con Vladimiro Buzi mandolistista molto bravo che mi ha permesso di raffinare oltre che la mia pratica musicale anche la mia cultura.

Sembra anche a te che si voglia cambiare il mondo della musica senza ascoltare i musicisti /artisti?
Il dramma è che in questo periodo c’è spazio solo per gli adolescenti che non hanno esperienza. Ragazzi che si trovano a vivere un rischio potenziale poiché non sanno gestirsi. Questo per dire che la gavetta ha il suo perchè. Il successo è quello che, a volte arriva, quando si torna a respirare per davvero dopo una lunga corsa affannata.   Io nel 97 dovevo firmare un contratto con un famoso produttore discografico del nord poi qualcosa non è andato ed il contratto è saltato. Ripensando molte volte a quella mancata opportunità  mi sono convinto che è stata una vera fortuna. Da ragazzo mi avrebbero fatto vedere le luci, i lustrini. Peccato però che quando le luci si spengono può capitare quello che è successo a Mia Martini e a tanti altri artisti come lei: finchè andava  bene … poi però le cose sono cambiate e le hanno dato un calcione. Sappiamo tutti come è finita.

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Hai una speranza da confidarci?
Il mondo della musica è un po’ razzista nei riguardi di chi propone brani che non sono nati per l’intrattenimento e hanno necessità di ascolti ripetuti. La speranza è che si smetta di lasciare spazio solo alle canzonette.

di Giovanni Pirri

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