Corsie d’Ospedale come Banchine della metro.

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Davanti a foto come queste, scattate dai miei occhi, mi chiedo  dove siano programmi come  striscia la notizia. Naturalmente  per documentare e filmare il dolore accatastato come materiale umano di risulta nei vari reparti degli Ospedali di Italia . Siamo così abituati a subire ma anche così abituati a ripeterci che la Tv è finzione (strumentale al potere) che l’unica azione che possiamo compiere è quella di domandarci punto e basta senza stare a preoccuparci troppo della risposta o delle attenzioni del prossimo, della Tv ma anche e soprattutto dei Governi di turno.

Le cose non cambiano perché non cambiamo noi e vorrei vedere come è possibile cambiare quando sei costretto a subire il trattamento riservato ad un numero. Che lo sia tu oppure un tuo parente. Che sia stampigliato a fuoco su di un braccio oppure messo a penna a bordo del letto, sempre di un numero si tratta.

Mi piacerebbe capire, ora che il Governo è cambiato e Matteo Renzi ha dato il ben servito mediatico a Enrico Letta (dopo averlo rassicurato che nulla sarebbe cambiato) dallo scioglimento di quale nodo fondamentale ripartirà il cambiamento.

L’Italia cambia la sua classe politica di facciata ma non cambia nel profondo, nel mondo reale e ancora meno nel sociale, perché i soldi per le riforme ci sarebbero pure è solo che servono a finanziare i posti di lavoro predisposti per le dirigenze, delle Regioni, delle Provincie, degli Ospedali e di tutti quei luoghi che sono per antonomasia recettori di grandi somme di danaro (da distrarre)

E, intanto, facendo  un giro negli Ospedali, alle ore di 20 trovi alcune corsie piene come le banchine della metro nelle ore di punta con l’unica differenza che in quelle corsie i corpi degli ex-esseri umani giacciono accatastati, a volte senza la possibilità di avere la benché minima, dovuta riservatezza, per defecare nel pannolone in santa pace. La dignità è un’altra cosa.

Ho 46 anni e oggi come sempre mi chiedo che Italia è… se non hai soldi?

I medici per carità fanno quello che possono e presi dalle “visite / selezioni” di  gruppo certificano , prendono atto, si spaccano il culo anche di domenica ma senza aver ben chiaro a loro stessi che sembrano autonomi  mentre compiono il loro dovere o almeno ci provano. Sul loro viso non c’è più traccia di  un sorriso e qualunque richiesta di spiegazioni fatta loro pare  un affronto come se uno volesse presumere che non sanno fare il proprio mestiere.

Viene da urlare (dentro)  e se sei fortunato quell’urlo lo interrompi solo se ti prende un attacco d’ironia, quella che ti fa pensare che è giusto, scrivere ma anche gridare a voce alta…

“che finanzino  pure la Sanità e i posti letto distogliendo via via gli ammontari lordi degli emolumenti spettanti alla alta dirigenza “

che sta lì solo per carica politica e probabilmente cura la propria famiglia nello stesso Ospedale dove lavora, soltanto che  il letto di corsia resta solo un incubo.

Scene come queste fanno pensare anche a chi si lamenta della propria condizione di lavoratore mal pagato e magari non fa il proprio dovere perché si sente sfruttato.
Basta uscire da corsie come queste per comprendere che ogni Ospedale va a mille velocità diverse e c’è chi non ha un attimo di respiro e chi per “nonnismo” gira i corridoi pensando a quando prendersi un altro permesso di malattia perché lo stipendio non è il corrispettivo per il lavoro dovuto ma una sorta di risarcimento per essere stato costretto a compierlo. Costretto perché bel lontano dalle proprie aspirazioni , sogni, passioni.

Mal che vada la soluzione a “piccole silenziose tragedie come questa esiste”. Si tolgono ulteriori posti letto così almeno la gente può morire libera e al centro dell’attenzione in mezzo alla Strada e presa dagli spasmi degli ultimi respiri si orina e si defeca addosso, senza più alcun  timore o remora.

di Giovanni Pirri

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