Braccialetti Rossi (@BraccialettiRos): ultimo atto. L'intervista agli artisti della Compilation di Braccialetti Rossi

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Siamo arrivati alla sesta domenica consecutiva e braccialetti rossi si avvia a concludere il proprio naturale corso di Serie Tv che ha lasciato qualcosa dentro nelle persone che l’hanno vista.

Il rapporto che ciascuno di noi ha con il dolore è esclusivo e c’è chi cerca di disconoscerlo vivendo freneticamente immaginandosi un piccolo  super eroe urbano, mai stanco e mai appagato e chi, invece, lo subisce in maniera estrema aprendosi alla paura… la paura di soffrire. Due estremi che circoscrivono tutto un universo sommerso di emozioni e stati d’animo che hanno trovato spazio anche nelle canzoni incluse nella colonna sonora scritta da Niccolò Agliardi

Braccialetti rossi è infatti anche una compilation  contenente 9 INEDITI a firma di NICCOLÒ AGLIARDI (@NiccoloAgliardi) interpretati da lui stesso e da Francesco Facchinetti, Ermal Meta, Il Cile, Simone Patrizi, Edwyn Roberts, Greta e 5 GRANDI SUCCESSI di Laura Pausini, Vasco Rossi, Tiziano Ferro, Emis Killa e Emma Marrone.

Un caso di collaborazioni artistiche che ricorderemo  a lungo.

Per fissare ancora meglio questo atto d’unione artistico  abbiamo pensato di porgere agli artisti coinvolti da Niccolò Agliardi ed in particolare a coloro i quali se la sono sentita di rispondere,  quattro domande. Domande uguali per tutti che hanno ritornato risposte diverse a testimonianza del differente modo che ha l’essere umano di elaborare situazioni, contesti, emozioni che nascono dalla stessa radice ed in questo caso dalla stessa serie TV.

Le domande erano le seguenti:

1 – Hai visto prima le puntate?
2 – Che emozioni hai provato?
3 – Qual è il tuo rapporto con il dolore?
4 – Qual è la massima, se ce n’è una, che trai da fiction come queste?

Hanno risposto al nostro appello

EDWYN ROBERTS ((@EdwynRoberts))
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1- Prima della messa in onda di Braccialetti ho avuto la fortuna di vedere la prima puntata insieme a Niccolò negli studi Palomar ed è stato molto intenso e emozionante. Anche a Roma, nell’Auditorium, insieme a molti ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori, è stata una dura prova, ma riuscita alla grande: i ragazzi hanno reagito benissimo.  Poi rivederlo a casa con la famiglia e con la consapevolezza che con te lo stanno guardando anche 6 milioni di persone a casa, beh cambia parecchio. Sono stati tre modi di vedere la prima puntata molto intensi. Ora non vedo l’ora di guardare le restanti.

2- Le emozioni sono tante. È bello vedere la condivisione di sei ragazzi, la felicità, il sorriso, il sostenersi. È bello vedere la giusta miscela tra musica e scene, è stato molto emozionante sentirmi cantare e fare da contorno a una scena così bella come quella di Valentino che sorride dopo l’intervento portato dal medico a tutta velocità. Insomma sono cose senza confronto. Progetti così, in Italia, non si sono mai visti, penso.

3- C’è da dire che il dolore è una cosa molto personale. C’è chi soffre per molto poco e chi invece ha una soglia di sopportazione più ampia. Io sono una di quelle persone che soffre per poco. E devo dire che il rapporto con il dolore è un “bel rapporto”: penso che nel momento in cui si vive il dolore, si ha anche la possibilità di conoscersi a fondo. Di capirsi e di curarsi, con il bello che c’è dentro di noi.

4- È una fiction che lascia il segno. Dà la possibilità a tutti, soprattutto a chi è meno fortunato di noi, di emozionarsi e di sentirsi chiamato in causa. E condividere insieme ai “Braccialetti” questa storia. È bello che una fiction dia questa possibilità. Emozioniamoci tutti insieme. Con Braccialetti si può.

FRANCESCO FACCHINETTI
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1 – Ho visto solo la prima puntata, perché come capita spesso gli episodi non vengono completati molto prima della messa in onda. Io ho visto solamente qualcosa all’inizio, per convincermi, perché come ho scritto su Facebook, avevo deciso di non cantare più per cui era una cosa che avevo accantonato. Quando Niccolò, che è come un fratello, mi è venuto a proporre questa cosa, gli ho risposto “Guarda, ti voglio bene, ma no, è una cosa che io non me la sento di fare, non fa parte della mia vita adesso”. E lui, per convincermi, mi ha detto “Ti faccio vedere il promo della versione spagnola”. C’erano soltanto quei quattro minuti in spagnolo, una sorta di teaser, in cui si raccontava cos’è Braccialetti Rossi e mi sono detto “questa cosa la devo fare, è troppo troppo bella”. Finalmente c’è qualcosa che, oltre a toccare l’animo della gente perché è un argomento delicato, è qualcosa di vero. È tutto molto sincero. Così ho accettato. A dicembre ho visto la prima puntata in anteprima all’Auditorium ed è stato un continuo trattenersi dal ridere e il piangere.

2 – Trattenere il fiato per tutta la durata della fiction. Ha questa forza. E un’altra forza la leggo dai quintali di messaggi su Facebook e Twitter e di email che ricevo ogni giorno. Ha toccato qualcosa. È come se fosse la discriminante tra un prima e un dopo. C’è gente che dice “Io non guardavo mai la televisione e adesso mi sono approcciata a questo mezzo”, oppure “Rivivo i miei momenti tragici in ospedale, ma li rivivo in modo diverso”. È qualcosa che ha segnato. E sono sicuro che andrà sempre di più a crescere.

3 – Il mio rapporto con il dolore è abbastanza particolare. Sono uno abituato a correre, sono uno scalatore, un runner. Quelli che vivono come me, cercano di far finta di niente per quanto riguarda il dolore. Cercano di arginare l’ostacolo, di non capire, di non vedere. Di non andare mai a fondo. Di essere certe volte molto superficiali. È una cosa che capita spesso. Con gli altri e con me stesso. Nel corso degli ultimi due anni, però, da quando sono diventato padre, il rapporto col dolore, e il rapporto con pensieri che non siano solo positivi e leggeri, sta diventando sempre più stretto. Quando uno è padre comincia ad avere una quantità di paure, di dubbi e domande dentro di sé riguardo la vita del proprio figlio, riguardo a cos’accadrà. Da padre sono riuscito ad affrontare le domande di paura e di dolore, e tutto quello che è un po’ più profondo e meno superficiale.

4 – Vorrei rimanere legato al progetto e alla comunicazione dello stesso. Non posso permettermi di dire una massima nei confronti della malattia o di un percorso di sofferenza. È troppo, non è qualcosa per me. Però, per quanto riguarda il progetto, allora ho una massima: “Le cose belle ci sono, basta saperle scegliere”. E un sacco di ragazzi dicono la stessa cosa. Che è una cosa bella da vedere in televisione. Una cosa che ti fa piangere, ridere, discutere, e che poi continua una volta conclusa la puntata, perché se ne parla ancora. È qualcosa che crea un terremoto all’interno di chiunque guardi questa fiction.

ERMAL META
(https://www.facebook.com/ermalmetainfo)

ermalmeta

1) No, ho visto solo un’anteprima e poi la prima puntata che mi ha emozionato tantissimo.

2) Ammirazione, rabbia, dolore, forza, dedizione alla vita.

3) È un rapporto complesso, lo uso per scrivere e mi usa per venire a galla.

4) Combatti per ciò che conta veramente, anche se il rischio è alto.

IL CILE
(https://www.facebook.com/ilcileufficiale?fref=ts)

ilcile

1) No, ho atteso la messa in onda con molta curiosità perchè i commenti della critica e del pubblico riguardanti il format spagnolo erano entusiastici.  Inoltre ho saputo dell’intenzione di Spielberg di acquistarne i diritti, quindi ero sicuro che i presupposti perchè fosse un bel lavoro c’erano tutti.

2) Un senso di commozione e malinconico dolore. Io prima di fare musica professionalmente ho lavorato molti anni con un’azienda multiservizi sia in ospedali che in istituti per la cura di bambini e ragazzi gravemente malati (anche se nel mio caso si trattava di malformazioni congenite irreversibili), conosco quindi molto bene il contenuto della fiction.

3) Credo che l’uomo sia destinato ad accettare il dolore ed accoglierlo cercando di imparare da esso a rafforzare la propria anima. Il dolore è connaturato all’esistenza e occorre quindi capire come conviverci senza restarne sopraffatti.

4) Ogni tempesta della vita prima o poi ci porterà ad una terraferma. L’invito resta ora aperto agli artisti che hanno preso parte alla compilation di Braccialetti Rossi.  Nel frattempo non resta intanto che esser fieri di coloro che ha voluto risponderci e confidarci  il proprio rapporto, tutto personale, con il dolore

Questa invece è la video intervista a Niccolò Agliardi

di Giovanni Pirri

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